Proseguono le pretese di Franz Haas contro Winebow nella controversia sulla distribuzione di KRIS
Un tribunale federale della California ha consentito a Franz Haas di portare avanti contro Winebow le pretese per interferenza con un vantaggio economico futuro e pubblicità ingannevole, respingendo senza pregiudizio quelle per interferenza contrattuale e violazione di marchio. Le accuse devono ancora essere provate.
Dall’accordo di distribuzione alla causa
Winebow iniziò a distribuire i vini KRIS del produttore italiano Franz Haas nel 2006 e acquisì una partecipazione del 49% in 2 marchi KRIS. Un lodo arbitrale italiano emesso nel 2023 dichiarò che l’accordo di fornitura era stato sciolto il 24 ottobre 2021. Impose tuttavia a Winebow di vendere le scorte residue e di smettere di presentarsi come importatore esclusivo una volta venduti tutti i prodotti.1
Franz Haas sostiene che Winebow abbia poi rallentato la vendita delle scorte, ostacolato la distribuzione sostitutiva e continuato a rivendicare l’esclusiva. Secondo il produttore, questa condotta gli avrebbe fatto perdere clienti nazionali, tra cui Walmart, Sam’s Club e Olive Garden. Si tratta di accuse che devono ancora essere provate.1
La decisione del tribunale distrettuale
Nella causa Franz Haas GmbH/srl v. Winebow, Inc., No. 2:25-CV-05766-JLS, il 3 agosto 2026 la giudice Staton della Corte distrettuale degli Stati Uniti per il Distretto centrale della California ha stabilito che potevano proseguire le pretese per interferenza con un vantaggio economico futuro e pubblicità ingannevole. Ha respinto senza pregiudizio quelle per interferenza contrattuale e violazione di marchio, consentendo a Franz Haas di tentare di correggere l’atto introduttivo.1
Il tribunale ha messo in dubbio un’interpretazione che avrebbe permesso a Winebow di conservare le scorte residue per tutto il tempo desiderato. Ha valutato se il lodo imponesse vendite condotte secondo lo stesso criterio applicato in precedenza, ma ha lasciato irrisolta l’interpretazione del diritto italiano. La giudice Staton ha inoltre definito fuorviante e insincero il ricorso fuori contesto di Winebow a una precedente memoria di Franz Haas.1
La pretesa relativa al marchio presentava un problema distinto. Il tribunale ha rilevato che l’accordo non conteneva una clausola di retrocessione automatica e che Franz Haas non aveva adeguatamente dedotto il ritrasferimento della partecipazione di Winebow nel marchio. Nell’esaminare le accuse di pubblicità ingannevole, il tribunale ha affermato che la rivendicazione dello status di importatore esclusivo lasciava intendere che Winebow si presentasse come l’unico importatore dal quale si potesse ottenere il vino.1
L’appello e le questioni contrattuali più ampie
Mentre l’azione davanti al tribunale distrettuale era pendente, Winebow impugnò la conferma federale del lodo arbitrale. In un memorandum del marzo 2026, la Corte d’appello degli Stati Uniti per il Nono Circuito respinse le obiezioni riguardanti documenti e traduzioni, confermò la decisione e ordinò la presentazione di memorie sulle sanzioni. Il collegio osservò che parti sofisticate dovrebbero sapere di non consumare le risorse del tribunale o della controparte con argomenti pretestuosi.1
La controversia mostra l’importanza di definire la transizione successiva alla cessazione: l’attività di vendita e l’assistenza ai clienti richieste finché rimangono scorte, gli obblighi di rendicontazione e pagamento, la continuità delle forniture e del sostegno commerciale, la durata del periodo di smaltimento, la restituzione o il riacquisto delle scorte e le autorizzazioni all’uso dei marchi necessarie per le vendite consentite. Gli accordi possono inoltre precisare come contestazioni, controversie sui compensi e provvedimenti provvisori incidano sul passaggio, senza trasformare la prosecuzione delle prestazioni o il pagamento in una rinuncia.1
La fonte propone, come esempio e non come condizione applicabile a questa causa, un periodo di 60 giorni per vendere dopo la cessazione le scorte commerciabili detenute legittimamente, fatto salvo ogni periodo più lungo imposto dalla legge. Osserva inoltre che l’UCC § 1-304 impone doveri di buona fede nell’ambito di applicazione del Codice e che l’UCC § 2-306(2), salvo diverso accordo, richiede al venditore il massimo impegno nel fornire i beni e all’acquirente il massimo impegno nel promuoverli nei rapporti leciti di esclusiva. Queste disposizioni non prorogano autonomamente un accordo dopo una cessazione legittima.1
Clausole di uscita chiare possono distinguere proprietà, licenze e autorizzazioni limitate; fissare controlli di qualità, condizioni di revoca e meccanismi di trasferimento; e stabilire scadenze per correggere siti internet, elenchi dei distributori e dichiarazioni sui social media. Possono anche disciplinare domini, accessi amministrativi, credenziali di recupero e materiali commerciali, assicurando al contempo che ogni periodo autorizzato di vendita delle scorte conservi i permessi necessari per commercializzare il vino.1
Fonti
Scritto dalla redazione di Dionysus a partire dalle fonti qui sopra.