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CantineStati Uniti · Napa Valley

Honig introdurrà l’elenco degli ingredienti con il Sauvignon Blanc Napa Valley 2025

L’azienda della Napa Valley inizierà indicando uva, lievito e solfiti sul Sauvignon Blanc Napa Valley 2025, la cui uscita è prevista in autunno, e intende estendere le informazioni sugli ingredienti alle successive uscite degli altri vini.

Il Sauvignon Blanc Napa Valley 2025 di Honig, la cui uscita è prevista in autunno, sarà il primo vino dell’azienda a riportare informazioni sugli ingredienti e uno dei primi nella Napa Valley. L’etichetta indicherà 3 ingredienti: uva, lievito e solfiti. Anche le successive uscite degli altri vini della cantina dovrebbero ricevere etichette con gli ingredienti.1

La decisione è stata presa da Michael Honig, viticoltore di 3ª generazione nella Napa Valley, 64 anni, dopo l’entrata in vigore nel 2023 di nuovi requisiti di etichettatura dell’Unione europea. Honig considera un elenco breve e riconoscibile un mezzo per rendere il vino più comprensibile e raggiungere i consumatori più giovani, senza modificare i metodi produttivi della cantina.1

Regole diverse in Europa e negli Stati Uniti

Le recenti norme dell’UE impongono ai vini venduti nel suo mercato di riportare una dichiarazione nutrizionale, un elenco completo degli ingredienti oppure un codice QR collegato a tali informazioni. Si applicano ai vini dalla vendemmia 2024 in poi. I vini dell’UE importati e venduti negli Stati Uniti possono invece seguire le norme statunitensi, che attualmente non richiedono informazioni sugli ingredienti né sui valori nutrizionali.1

Negli Stati Uniti, la Food and Drug Administration stabilisce i requisiti per l’etichettatura nutrizionale, mentre il Tax and Trade Bureau amministra e applica le leggi sugli alcolici ma non ha fissato regole per l’indicazione degli ingredienti. Il TTB ha iniziato a valutare possibili norme nel 2022, ma il lavoro si è fermato.1

Diversi produttori statunitensi avevano già adottato dichiarazioni volontarie. Il fondatore di Bonny Doon, Randall Grahm, introdusse a metà degli anni 2000 etichette che indicavano uva e anidride solforosa, seguite da lievito indigeno, pareti cellulari di lievito biologico, bentonite e cremor tartaro tra i materiali impiegati; i proprietari che acquistarono la cantina nel 2020 eliminarono poi quelle etichette. Ghost Block Wine Estates, nella Napa Valley, usa l’indicazione degli ingredienti dalla sua prima annata, uscita all’incirca nello stesso periodo. Ridge Vineyards ha iniziato nel 2011 e dichiara uve raccolte a mano, lievito indigeno, batteri malolattici naturalmente presenti, carbonato di calcio, quercia derivante dall’affinamento in botte e SO2 alla minima dose efficace.1

John Olney, COO e direttore della vinificazione di Ridge, ha spiegato che la difficoltà principale consisteva nello stabilire che cosa inserire in etichetta in assenza di linee guida. Il TTB consigliò a Ridge di mantenere coerenza. L’iniziativa ricevette inizialmente apprezzamenti, ma non fu adottata su larga scala; Olney si è anche chiesto se alcuni acquirenti possano interpretare l’elenco come un’avvertenza.1

Il confine tra ingrediente e coadiuvante di processo

Il TTB ha autorizzato 76 materiali per il trattamento del vino, compresi quelli usati per filtrarlo, chiarificarlo, purificarlo o stabilizzarlo. Enzimi e stabilizzanti possono prevenire velature oppure aromi e sapori indesiderati, mentre altri coadiuvanti aiutano a completare la fermentazione; alcuni sono presenti in concentrazioni misurate in parti per milione o per miliardo. Honig ha scelto una descrizione più semplice, incentrata su uva, lievito e solfiti.1

Tra i materiali autorizzati più discussi figura il Velcorin, o dimetil dicarbonato, che elimina batteri, muffe e lieviti, compresi ceppi indesiderati di brettanomyces. Si decompone nel giro di poche ore, ma durante l’impiego è altamente tossico e corrosivo e richiede agli addetti una tuta per materiali pericolosi e un respiratore. Mega Purple, un concentrato denso prodotto interamente con uve Rubired, è legale negli Stati Uniti ma vietato nell’UE. Il TTB lo considera materiale derivato dall’uva, mentre molti enologi lo ritengono un additivo perché modifica colore, dolcezza, morbidezza e profilo aromatico.1

Gli elenchi degli ingredienti dell’UE comprendono i prodotti presenti nel vino finito ed esentano i materiali che non vi rimangono. Honig usa bentonite, un’argilla in polvere del Wyoming le cui proteine legano cellule di lievito e frammenti di bucce e vinaccioli, facendoli sedimentare. Non la inserisce in etichetta perché resta nel deposito anziché nel vino imbottigliato.1

I chiarificanti tradizionali possono derivare da albume, vesciche natatorie di pesce, proteine del latte o gelatina di origine animale. Evitarli può consentire di descrivere un vino come adatto ai vegani, sebbene la FDA non abbia definito il termine e la legge federale vieti confezioni false o ingannevoli. Anche il lievito pone un problema di confine: determina la fermentazione, ma nel vino finito può restarne poco o nulla. Honig lo elenca comunque perché spiega la trasformazione del succo d’uva in alcol.1

Solfiti, costi e possibilità di una diffusione più ampia

I solfiti si formano naturalmente come sottoprodotto della fermentazione e sono presenti anche in alimenti come frutta secca e melassa; spesso i produttori ne aggiungono altri per evitare alterazioni. Dal 1986 le etichette statunitensi devono segnalarli perché nelle persone sensibili possono provocare eruzioni cutanee o reazioni respiratorie. Prima delle nuove norme dell’UE, gli stessi vini venduti in Europa non riportavano questa informazione, alimentando confusione sulle pratiche produttive e sui rischi per la salute.1

Anche Joe Wagner, proprietario di Copper Cane Wine & Provisions, sta sperimentando etichette che indicano uva, lievito e anidride solforosa. Vuole capire la reazione dei consumatori e se la dichiarazione possa favorire un vino nel processo di selezione di un rivenditore, pur riconoscendo l’incertezza sulla quantità di informazioni desiderata dagli acquirenti.1

Wagner ha inoltre avvertito che una maggiore regolamentazione comporta generalmente costi superiori. Ha affermato che un’etichetta nutrizionale, diversamente da un semplice elenco degli ingredienti, può costare centinaia o migliaia di dollari e che analizzare ogni annata graverebbe più pesantemente sui piccoli produttori. Poiché lo spazio sulle retroetichette è limitato, auspica che il TTB segua l’approccio dell’UE consentendo codici QR collegati a spiegazioni più complete. Le cantine statunitensi che esportano nell’UE stanno già svolgendo questo lavoro di etichettatura.1

L’effetto più ampio della scelta di Honig dipenderà dall’adozione di etichette analoghe da parte di altri produttori della Napa Valley e dall’eventuale ripresa dell’attività normativa del TTB. Michael Honig incoraggia i viticoltori vicini a dichiarare come lavorano, sostenendo che i consumatori debbano ricevere le informazioni e formulare un proprio giudizio.1

Fonti

  1. 1Wine Spectator — What’s In Your Glass? Napa Winery Launches Ingredient Labels

Scritto dalla redazione di Dionysus a partire dalle fonti qui sopra.