Il vino guida gli acquisti che gli italiani riducono per l’aumento del costo della vita
Un sondaggio di Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore rileva che il 52% degli intervistati ha modificato le proprie spese durante l’anno; tra chi compra meno, il 35% ha indicato il vino, la quota più alta tra tutti i prodotti elencati.
L’inflazione percepita supera nettamente quella ufficiale
Il sondaggio di Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore, diffuso il 2 novembre, rileva che in ottobre gli intervistati stimavano l’inflazione al 13,3%, mentre l’Istituto nazionale di statistica, Istat, misurava un tasso annuo del 5,4%. La differenza di 7,9 punti percentuali era superiore a quella di ottobre 2023, quando i rispettivi valori erano l’11,4% e il 5,3%.1
L’indagine nazionale ha coinvolto 2.000 adulti ed è stata condotta dal 14 al 19 ottobre. Ai partecipanti è stato chiesto di valutare le variazioni dei prezzi nei 12 mesi precedenti, confrontando poi le risposte con i dati ufficiali sull’inflazione. I risultati suggeriscono che le famiglie continuino ad avvertire i rincari accumulati nel corso di più anni, benché l’inflazione misurata abbia rallentato.1
I dati citati nel sondaggio collocano al 7,5% l’aumento complessivo dei prezzi tra ottobre 2023 e ottobre; rispetto a dicembre 2021, la crescita raggiunge il 20,1%. Questo accumulo più esteso sembra influenzare le valutazioni dei consumatori sui prezzi attuali, soprattutto per le necessità quotidiane.1
I divari maggiori riguardano le spese abituali
Per beni e servizi di trasporto, l’inflazione percepita era del 19,3%, contro il 9,3% dell’Istat. Nell’ottobre 2023, per la stessa categoria i consumatori avevano stimato il 14,4%, mentre il dato misurato era del 5,1%. Per alimenti e bevande analcoliche, i valori erano rispettivamente il 14,3% e il 2,9%.1
I consumatori stimavano un’inflazione del 14,5% per abbigliamento e calzature, contro lo 0,7% ufficiale; del 15,6% per beni e servizi personali, contro il 2,8%; e del 12,9% per alloggi e ristorazione, contro il 3,3%. Abitazione, elettricità e combustibili costituivano un’eccezione: il tasso percepito del 18,1% era vicino al 18,7% dell’Istat.1
L’inflazione percepita e quella misurata erano rispettivamente dell’11,1% e dell’1,3% per salute e servizi medici; del 10% e del 2,3% per bevande alcoliche e tabacco; del 9,5% e del 2,3% per mobili, articoli domestici e servizi per la casa; del 9,5% e dell’1,4% per ricreazione, intrattenimento e cultura; del 9,2% e dell’1,3% per l’istruzione; e del 7,4% e del 4% per le comunicazioni.1
Le famiglie stanno modificando le spese
Il 52% degli intervistati ha dichiarato di avere cambiato le proprie spese durante l’anno, rinunciando ad alcuni acquisti o riducendo i consumi. Un altro 30% non aveva ancora apportato cambiamenti, ma riteneva possibile farlo nei mesi successivi, mentre il 18% non aveva modificato le abitudini né prevedeva di farlo.1
L’energia è stata indicata dal 76% come il peso maggiore sul bilancio familiare, seguita dai carburanti al 65% e dall’abitazione al 40%. La salute è stata citata dal 30%, i ristoranti dal 16%, il tempo libero dal 12%, l’abbigliamento dal 10%, le comunicazioni dal 7%, l’istruzione dal 5%, la cultura e altre voci dal 3%. L’andamento degli acquisti suggerisce che la pressione del costo della vita possa già gravare sulla domanda di vino, birra e altre bevande; se dovesse persistere, produttori e rivenditori potrebbero subire pressioni maggiori per rivedere prezzi, formati, promozioni e assortimenti.1
Il vino è al primo posto fra i tagli
La preoccupazione per l’inflazione futura è rimasta diffusa: il 65% prevedeva un ulteriore aumento nei mesi successivi, contro il 54% dell’ottobre 2023. La quota di chi si aspettava prezzi sostanzialmente stabili è scesa al 23% dal 33%; il 3% prevedeva un calo, rispetto all’1% nel 2023; e il 9% non sapeva rispondere, in diminuzione dal 12%.1
Tra gli intervistati che avevano ridotto gli acquisti, il 35% ha indicato il vino, il risultato più alto dell’elenco. Seguivano birra al 30%, succhi di frutta al 29%, pesce e frutti di mare al 26%, cioccolato al 23%, burro, salumi e salsicce al 22%. Confetture e miele sono stati citati dal 21%, carne rossa dal 20%, acqua minerale dal 15%, zucchero e carne bianca dall’11% ciascuno. La farina è stata indicata dal 9%, mentre pane, formaggio, latticini e latte sono stati citati ciascuno dall’8%. I risultati indicano che i consumatori sembrano reagire all’accumulo delle bollette e all’aumento dei costi alimentari e di trasporto riducendo sia gli acquisti discrezionali sia prodotti prima considerati parte abituale dei consumi familiari.1
Fonti
Scritto dalla redazione di Dionysus a partire dalle fonti qui sopra.

