La Costa Rica registra Peppevidor, uva ibrida creata per la viticoltura tropicale
Peppevidor unisce una vite selvatica costaricana e una vite europea ed è stata descritta come capace di crescere senza freddo invernale. Mancano ancora dati decisivi sulle prestazioni in campo, sul potenziale enologico e sulle prospettive commerciali.
Un ibrido sviluppato nel Paese
La Costa Rica ha registrato Peppevidor, una nuova uva ibrida sviluppata per produrre vino in condizioni tropicali. Teletica ha riferito la novità lunedì 2 novembre, presentandola come la 1ª uva tropicale creata in Costa Rica per la vinificazione.1
La varietà è stata ottenuta da un agronomo di 78 anni incrociando una vite selvatica costaricana con una vite europea. La registrazione ha ricevuto il sostegno del Costa Rica Institute of Technology, chiamato localmente Tecnológico de Costa Rica.1
Adattamento senza freddo invernale
Peppevidor è stata descritta come una varietà che non richiede freddo invernale. Molte uve da vino convenzionali dipendono dalle basse temperature per completare la dormienza e riprendere la crescita in modo prevedibile, mentre le aree agricole costaricane di pianura e media altitudine non hanno il freddo prolungato associato alle regioni affermate di Europa, Nord America e Sud America meridionale.1
Caldo e umidità persistenti complicano la viticoltura tropicale aumentando la pressione di funghi e altre malattie e possono favorire germogliamento irregolare, sviluppo incostante dei frutti e maggiori costi di gestione. Un ibrido selezionato per le condizioni locali potrebbe attenuare alcune di queste difficoltà, ma il suo valore agricolo e commerciale dipenderà dai risultati ottenuti nel tempo in campo.1
Possibilità per ricerca e produzione
La registrazione rende disponibile nuovo materiale vegetale per la ricerca viticola costaricana e, potenzialmente, per coltivazioni commerciali su piccola scala. Se prove future dimostreranno resistenza alle malattie, produttività e qualità del vino adeguata, Peppevidor potrebbe offrire ai produttori tropicali un’alternativa alla frutta importata e alle varietà selezionate per climi più freschi.1
Questo potenziale non è ancora dimostrato. Servirebbero valutazioni per diversi anni e in differenti suoli, altitudini e regimi di pioggia, insieme a confronti su stabilità delle rese, tolleranza alle malattie, composizione dei frutti e qualità del vino. Caldo e umidità possono inoltre influire su zuccheri, acidità, aromi e tempi di vendemmia.1
Mancano ancora dati essenziali
Il servizio di Teletica non ha indicato la superficie vitata, i volumi produttivi previsti o un calendario per un impiego commerciale più ampio. Non ha fornito neppure risultati di degustazione o dati tecnici di vinificazione. La registrazione costituisce quindi un traguardo scientifico e agricolo, non la prova che la Costa Rica sia vicina a sviluppare una grande industria vinicola.1
Combinando materiale vegetale autoctono costaricano ed europeo, il progetto cerca di superare un vincolo climatico che limita da tempo la produzione vinicola locale. Riflette inoltre una più ampia attenzione agricola verso la selezione di colture per ambienti specifici, invece del semplice trasferimento di varietà affermate fra regioni.1
Peppevidor offre alla Costa Rica un’opzione nazionale in un settore largamente dipendente da uve sviluppate all’estero per condizioni differenti. La sua importanza futura per la viticoltura tropicale dipenderà dalla capacità di tollerare caldo, umidità e assenza di freddo invernale mantenendo caratteristiche adatte alla produzione di vino.1
Fonti
Scritto dalla redazione di Dionysus a partire dalle fonti qui sopra.