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SettoreUnione europea

Le organizzazioni vinicole europee chiedono un portale unico UE per le accise transfrontaliere

Produttori di vino e organizzazioni di categoria sollecitano Bruxelles a istituire un sistema centrale per dichiarare e pagare le accise sulle vendite dirette ai consumatori di altri paesi dell’UE. Sostengono che la frammentazione delle procedure nazionali e i costi dei rappresentanti fiscali rendano antieconomiche molte piccole spedizioni, anche se le resistenze politiche e l’unanimità richiesta in materia fiscale nell’UE potrebbero ritardare la riforma.

Le procedure nazionali ostacolano le vendite dirette

Quando una cantina vende direttamente a un privato in un altro Stato membro dell’UE, deve rispettare le norme sulle accise del paese di destinazione. Secondo i produttori, il problema principale non è l’imposta in sé, ma la documentazione e la necessità di seguire una procedura nazionale distinta per ciascun mercato, fattori che frenano le vendite dirette legali, i riordini legati all’enoturismo e il commercio elettronico.1

Nella procedura descritta dalle organizzazioni di settore, la cantina può dover emettere una fattura pro forma affinché il cliente ottenga dalle autorità fiscali locali la conferma che l’accisa è stata garantita. L’acquirente restituisce la prova prima della spedizione; dopo la consegna, può poi dover ottenere dall’amministrazione fiscale un documento di svincolo e inviarlo al produttore. Alcune destinazioni applicano inoltre oneri come i contributi sugli imballaggi.1

In alternativa, il produttore può nominare un rappresentante fiscale nel paese di destinazione, spesso tramite un’impresa logistica, sostenendo però un costo aggiuntivo. In una lettera del febbraio 2024 ai ministeri francesi dell’Economia e dell’Agricoltura, il parlamentare Hubert Ott ha stimato tale costo in 4,16 euro a bottiglia. Secondo le organizzazioni vinicole, spese e formalità possono azzerare il margine sui piccoli ordini e dissuadere le cantine dallo sviluppare le vendite online transfrontaliere.1

Lo sportello unico proposto

La campagna è guidata in Francia dagli Independent Winegrowers ed è sostenuta da Cnaoc, dall’organizzazione ombrello UMVin e dall’organismo interprofessionale Cniv. A livello europeo appoggiano la proposta anche la European Federation of Origin Wines e il Comité Européen des Entreprises Vins (CEEV).1

Jean-Marie Fabre, presidente nazionale degli Independent Winegrowers, ha dichiarato che la sua organizzazione promuove un simile meccanismo dal 2007. L’obiettivo non è evitare le accise né armonizzare le aliquote nazionali, ma creare una piattaforma sul modello dello sportello unico IVA dell’UE. Il produttore potrebbe presentare il documento amministrativo elettronico richiesto, ricevere un numero che autorizzi la spedizione e pagare direttamente l’imposta prevista dal paese di destinazione.1

I sostenitori richiamano lo sportello unico IVA introdotto nel luglio 2021 e ritengono tecnicamente realizzabile un sistema equivalente per le accise. Parte dell’infrastruttura necessaria sarebbe già disponibile, in particolare l’Excise Movement and Control System (EMCS) dell’UE e le reti amministrative attraverso le quali gli Stati membri si scambiano dati.1

Effetti commerciali e soluzioni alternative attuali

Il settore prevede che la semplificazione possa favorire soprattutto le cantine piccole e medie, che potrebbero non avere dimensioni sufficienti per servirsi di importatori in ogni mercato dell’UE. Potrebbe inoltre aiutarle a conservare le vendite ai consumatori con margini più elevati mentre la crescita delle esportazioni rallenta in alcuni mercati esterni all’Unione. Un visitatore che acquista vino in una tenuta francese, per esempio, potrebbe riordinarlo più facilmente dopo il ritorno in un altro Stato membro.1

Le organizzazioni vinicole affermano che la complessità delle norme può spingere i produttori a spedire bottiglie senza adempiere pienamente agli obblighi, rischiando sanzioni, oppure a consegnare gli ordini presso punti di ritiro vicini alle frontiere nazionali. Entrambe le soluzioni sono giudicate insoddisfacenti. Il portale proposto non sostituirebbe importatori, grossisti o rivenditori specializzati, ma permetterebbe la vendita diretta quando una determinata bottiglia non è disponibile localmente o quando i commercianti esteri distribuiscono soltanto una parte della gamma di una cantina.1

Gli ostacoli politici

Secondo i rappresentanti del settore, l’iniziativa ha guadagnato consensi a Bruxelles e Parigi, ma alcuni Stati membri temono di perdere il controllo sulla riscossione delle accise o ritengono che vendite transfrontaliere di alcolici più semplici possano sollevare problemi di salute pubblica. Poiché le decisioni fiscali dell’UE richiedono l’unanimità degli Stati membri, la riforma deve superare una soglia politica elevata.1

Raphaël Fattier, direttore di Cnaoc, ha affermato che il principale ostacolo appare ormai politico più che tecnico. Il segretario generale del CEEV, Ignacio Sánchez Recarte, ha dichiarato che alcuni governi non sono ancora convinti che i benefici giustifichino i costi. Ha tuttavia citato uno studio del 2020 secondo cui, dopo le spese iniziali di attuazione, la semplificazione potrebbe generare vantaggi amministrativi ed economici per gli operatori e gli Stati membri.1

Un’ampia varietà di aliquote

Le norme dell’UE fissano a 0 euro per ettolitro l’aliquota minima dell’accisa sul vino, lasciando ogni Stato membro libero di stabilire la propria. Nove paesi, tra cui Italia, Spagna e Portogallo, non applicano accise sul vino, mentre altri sette esentano il vino fermo ma tassano quello spumante. La Francia applica 0,03 euro per bottiglia di vino fermo e 0,08 euro per bottiglia di spumante.1

Belgio, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Stati baltici e Danimarca applicano circa 0,30-1,80 euro per bottiglia. In Svezia e Finlandia le accise sono intorno a 3 euro per bottiglia. L’Irlanda impone 3,19 euro su una bottiglia di vino fermo e approssimativamente il doppio sullo spumante. I produttori non chiedono di modificare queste aliquote nazionali, ma di uniformare il modo in cui l’imposta dovuta viene dichiarata e pagata sulle vendite dirette transfrontaliere.1

Le possibili tempistiche

Fabre ha auspicato una soluzione entro la fine del 2026 e l’introduzione del sistema all’inizio del 2027. Fattier ha indicato una tempistica più prudente: secondo le indicazioni della Commissione europea, è in preparazione una proposta legislativa per negoziati che inizierebbero nei primi mesi del 2027, mentre i progressi successivi dipenderebbero da un accordo fra gli Stati membri.1

Il CEEV prevede un iter più lungo e attende i risultati di uno studio della Direzione generale Fiscalità e unione doganale sulla semplificazione delle accise, previsti a novembre. Considerando il tempo necessario per approvare la legislazione e costruire il sistema informatico, l’organizzazione giudicherebbe positivo un avvio dell’attuazione nel 2029. Per il settore, la questione mostra una lacuna ancora presente nel mercato unico dell’UE: spedire legalmente una bottiglia a un consumatore di un altro Stato membro può talvolta essere più difficile che esportare oltremare un intero container.1

Fonti

  1. 1Vinetur — European wine groups press Brussels for a single excise portal for cross-border sales

Scritto dalla redazione di Dionysus a partire dalle fonti qui sopra.