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SettoreStati Uniti · Oregon

Le vendite dei vini dell’Oregon hanno subito perdite ritardate dopo il fumo degli incendi del 2020

Uno studio dell’Oregon State University ha rilevato che le aziende vinicole esposte a più fumo nel settembre 2020 hanno registrato volumi al dettaglio inferiori fino al 2023, quando è emerso il risultato più netto—un calo di circa il 23% rispetto al livello base del 2019—mentre i vini della vendemmia 2020 diventavano più presenti nei negozi.

Danni immediati e ritardati

Lo studio, pubblicato il 15 ottobre sul Journal of Wine Economics, è stato condotto dai ricercatori di economia applicata dell’Oregon State University Amod Sugiyama e James Sterns. Ha valutato se il fumo degli incendi del Labor Day del settembre 2020 avesse prodotto perdite misurabili per le aziende vinicole dell’Oregon. I ricercatori hanno riscontrato sia un’immediata riduzione dell’attività nelle sale di degustazione, sia un calo più duraturo dei volumi al dettaglio tra le aziende alle quali era stata attribuita una maggiore esposizione al fumo.1

I risultati indicano che le stime limitate al periodo della vendemmia o ai primi mesi dopo un incendio possono tralasciare una parte sostanziale dell’impatto economico. Secondo gli autori, ciò è rilevante per produttori, assicuratori, finanziatori e investitori chiamati a decidere in materia di coperture, finanziamenti e pianificazione aziendale nell’intero settore delle bevande.1

Dati ed effetti a breve termine sulle sale di degustazione

I ricercatori hanno combinato misurazioni della qualità dell’aria derivate da satelliti con dati commerciali sulle vendite. Hanno confrontato l’esposizione al fumo del settembre 2020 con le vendite al dettaglio di 171 aziende vinicole dell’Oregon tra il 2018 e il 2024, impiegato un distinto insieme di dati mensili relativo a 158 sale di degustazione per esaminare visite e vendite dirette e suddiviso 850 aziende per dimensione produttiva per verificare se la scala offrisse protezione dalle perdite.1

I dati di un sondaggio citato nello studio mostravano che oltre il 60% delle aziende vinicole dell’Oregon dichiarava di essere stato colpito direttamente dal fumo, quota che raggiungeva il 76% nella Willamette Valley. Gli autori hanno affermato che questi valori illustravano l’ampiezza della perturbazione, ma non permettevano di distinguere gli effetti del fumo da altre forze di mercato, compreso il più ampio sconvolgimento del 2020.1

Nel mese successivo all’esposizione, ogni incremento della fumosità a livello di codice postale è stato associato a cali del 5,8% sia nelle visite sia nelle vendite delle sale di degustazione. Gli altri canali di vendita diretta al consumatore sono diminuiti del 2,7%, forse perché gli ordini online e telefonici dipendevano meno dalla qualità dell’aria locale rispetto alle visite di persona.1

Le perdite al dettaglio hanno raggiunto il massimo nel 2023

Nell’analisi del commercio al dettaglio, un aumento di una deviazione standard dell’esposizione al fumo corrispondeva a circa 11,6 microgrammi di particolato fine per metro cubo d’aria durante il settembre 2020. Le aziende a quel livello più elevato di esposizione hanno venduto in volume circa il 15% di vino in meno nel 2021, il 20% in meno nel 2022 e il 23% in meno nel 2023 rispetto al livello base del 2019. Il divario stimato si è ridotto a circa il 19% nel 2024.1

Gli autori hanno affermato che la tempistica era coerente con il ciclo di uscita commerciale del vino: le bottiglie della vendemmia 2020 sono diventate più visibili al dettaglio due o tre anni dopo gli incendi e la maggiore perdita stimata si è verificata nel 2023, quando quei vini erano particolarmente presenti sugli scaffali. Tuttavia, i dati del commercio al dettaglio non specificavano l’annata di ogni bottiglia, quindi questo collegamento si basa sulla tempistica e non su un’identificazione a livello di singola bottiglia.1

Il supporto statistico era più solido per il risultato del 2023. Le stime relative al 2021 e al 2022 soddisfacevano un criterio meno rigoroso, ma non raggiungevano la soglia di significatività più comunemente utilizzata nella ricerca. L’evidenza più chiara riguarda quindi un danno ritardato nel 2023, sebbene le stime indichino un andamento pluriennale.1

Pinot Gris e Pinot Noir hanno rappresentato gran parte del calo

Il Pinot Gris ha subito la riduzione maggiore e più persistente: il volume al dettaglio era inferiore di circa il 24% rispetto al livello base nel 2021 e del 37%-38% in ciascun anno dal 2022 al 2024. Il Pinot Noir, pari a circa il 49% delle vendite al dettaglio del campione, è diminuito approssimativamente del 21%-25% fino al 2023, sebbene l’evidenza statistica fosse meno solida rispetto a quella del Pinot Gris. Insieme, le due varietà rappresentavano il 75% del volume al dettaglio studiato e la maggior parte della perdita complessiva.1

Non sono stati rilevati effetti significativi per rosé, blend rossi o altri vini bianchi. Gli autori hanno ipotizzato che i consumatori possano associare più strettamente Pinot Gris e Pinot Noir all’identità dell’Oregon, rendendoli potenzialmente più esposti a danni reputazionali dopo un evento di fumo. Lo Chardonnay è stato escluso perché le sue vendite seguivano già una traiettoria diversa prima degli incendi, impedendo di separare chiaramente gli effetti del fumo dalla tendenza precedente.1

I movimenti dei prezzi sono stati meno uniformi rispetto alle variazioni dei volumi. Il prezzo del Pinot Gris è sceso di circa il 3% mentre il suo volume diminuiva, mentre i prezzi del Pinot Noir sono aumentati di circa il 3% nonostante i minori volumi venduti. Lo studio ha discusso possibili ragioni dell’aumento del Pinot Noir, senza stabilire un’unica causa.1

Dimensione delle aziende e limiti dello studio

Per verificare se risorse, attrezzature o accesso ai test sul fumo proteggessero le imprese più grandi, i ricercatori hanno classificato come piccole le aziende che producevano meno di 5.000 casse l’anno, medie quelle tra 5.000 e 10.000 casse e grandi quelle sopra le 10.000 casse. Non hanno trovato variazioni statisticamente significative dell’effetto del fumo tra i gruppi, indicando che una maggiore scala non ha protetto i produttori dalle conseguenze sul commercio al dettaglio.1

Gli autori hanno individuato diversi limiti. L’esposizione era basata sull’indirizzo aziendale registrato di ciascuna cantina anziché sulla posizione dei vigneti, con la possibilità di rappresentare in modo impreciso le condizioni effettive e sottostimare l’effetto. I dati delle sale di degustazione riguardavano i clienti anonimizzati di una sola società e non l’intero settore, mentre i dati al dettaglio non contenevano informazioni sull’annata a livello di singola bottiglia. Lo studio non ha inoltre quantificato eventuali danni alla reputazione collettiva del vino dell’Oregon, che potrebbero generare perdite ulteriori rispetto a quelle visibili nelle vendite delle singole aziende.1

Fonti

  1. 1Vinetur — Study finds Oregon wine sales fell years after 2020 wildfire smoke

Scritto dalla redazione di Dionysus a partire dalle fonti qui sopra.