L’export di vino italiano è sceso del 3% nel secondo trimestre 2026
Tra aprile e giugno 2026 le esportazioni italiane di vino sono diminuite del 3% su base annua, mentre l’export agroalimentare complessivo del Paese è tornato a crescere, segnando un aumento dell’1,9%, secondo l’ultimo bollettino trimestrale CREAgritrend del CREA.
L’interscambio agroalimentare torna a crescere
Il bollettino CREAgritrend, pubblicato il 2 novembre dal Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia del CREA, ha descritto il settore agroalimentare italiano come sostanzialmente stabile nel secondo trimestre, dopo la battuta d’arresto dei primi tre mesi dell’anno. Le esportazioni agroalimentari sono aumentate dell’1,9% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre le importazioni sono diminuite dell’1,6%.1
Il prodotto interno lordo italiano è cresciuto dello 0,2% rispetto al trimestre precedente e dell’1% su base annua. In termini congiunturali, il valore aggiunto dell’agricoltura è sceso dello 0,2% e quello dell’industria dello 0,5%, mentre i servizi sono cresciuti dello 0,4%. Rispetto al secondo trimestre 2025, l’agricoltura è aumentata dello 0,4%, l’industria dello 0,5% e i servizi dell’1,1%.1
I consumi finali nazionali e gli investimenti fissi lordi sono entrambi aumentati dello 0,3% rispetto al trimestre precedente. La spesa delle famiglie per beni durevoli è salita dello 0,9%, proseguendo una tendenza che, secondo il CREA, durava da diversi trimestri.1
Cresce la produzione di bevande, cala il fatturato
La produzione dell’industria alimentare è rimasta quasi invariata, con un incremento dello 0,1% su base annua e un andamento inferiore a quello dell’industria manifatturiera nel suo complesso. La produzione di bevande è cresciuta del 4%, ma il fatturato del comparto è diminuito del 2,7%: le vendite nazionali di bevande sono scese dello 0,4% e il fatturato estero del 7,8%.1
Il fatturato dell’industria alimentare è diminuito del 4,7%, soprattutto a causa di una contrazione del 6,5% sul mercato interno, mentre le vendite estere dei prodotti alimentari sono cresciute del 3%. La combinazione tra maggiore produzione di bevande e minori ricavi ha indicato un trimestre commercialmente più difficile, in particolare sui mercati esteri.1
Vino e olio d’oliva arretrano
I risultati sono variati notevolmente tra le diverse categorie merceologiche. Le esportazioni di vino sono diminuite del 3%, quelle di prodotti dolciari del 6% e l’olio d’oliva ha registrato il calo maggiore, pari al 15%. Al contrario, l’export di prodotti lattiero-caseari è cresciuto del 2,7%, quello delle carni preparate del 2,9% e quello dei prodotti a base di cereali del 2,1%.1
Anche i risultati per destinazione sono stati disomogenei. Le vendite italiane verso il Regno Unito sono aumentate del 2,7%, quelle verso la Svizzera del 2,1% e le esportazioni verso la Francia dell’1,5%. Le spedizioni in Germania sono diminuite dell’1,9%, mentre quelle verso gli Stati Uniti sono scese del 2,9%.1
Le importazioni riflettono una domanda disomogenea
La Spagna è rimasta il principale fornitore dell’Italia. Le importazioni dalla Francia sono diminuite del 4,9%, quelle dalla Germania del 5,6% e gli acquisti dai Paesi Bassi del 12,1%. Sono invece aumentate del 7,3% le importazioni dall’Austria e del 3,2% quelle dal Brasile.1
Per gruppo di prodotti, l’Italia ha aumentato del 6,8% le importazioni di prodotti ittici e del 4,4% quelle di oli e grassi. Sono diminuiti gli acquisti di carni fresche e congelate, prodotti lattiero-caseari, cacao e caffè crudo. Il CREA non ha ricondotto questi movimenti a un’unica causa, presentandoli come segnali di una domanda selettiva e di risultati settoriali disomogenei.1
Clima del settore e consumo di vino
L’analisi del CREA sui contenuti pubblicati dai siti specializzati tra il 15 giugno e il 22 settembre ha rilevato che le valutazioni positive rappresentavano il 64% del totale, 2,6 punti percentuali in più rispetto al trimestre precedente. Quelle negative costituivano il 34,7%, lasciando prevalentemente positivo il clima misurato nel settore nonostante le difficoltà di alcune categorie dell’export.1
Un’indagine separata inclusa nel bollettino ha coinvolto 1.038 consumatori italiani. Il 94,4% degli intervistati ha dichiarato di bere vino almeno occasionalmente. Il gusto costituiva un criterio d’acquisto per l’82% dei partecipanti, mentre la denominazione di origine era citata dal 73,7%; il 41,2% si è detto disposto a spendere più di 20 euro per una bottiglia.1
Fonti
Scritto dalla redazione di Dionysus a partire dalle fonti qui sopra.


