Uno studio della WSU individua una soglia comune di stress idrico in 30 cultivar da vino
Un esperimento biennale condotto a Prosser, nello Stato di Washington, ha rilevato che 30 cultivar di vite da vino iniziavano a subire stress idrico in corrispondenza di un punto critico simile, una volta considerate la disponibilità d’acqua nel suolo e la dimensione della chioma. Secondo i ricercatori, le decisioni sull’irrigazione dovrebbero basarsi più sulle condizioni misurabili del terreno e delle piante che su presunte differenze di tolleranza alla siccità tra varietà.
Una soglia comune mette in discussione un modello consolidato
La ricerca condotta presso il centro per l’agricoltura irrigua della Washington State University a Prosser ha esaminato 30 cultivar da vino, riscontrando che raggiungevano lo stress idrico a una soglia simile indipendentemente dalla varietà. Il risultato indica che i viticoltori potrebbero migliorare la programmazione dell’irrigazione considerando le condizioni del suolo e la dimensione della chioma, invece di presumere che le singole cultivar possiedano tolleranze alla siccità fondamentalmente diverse.1
Lo studio, pubblicato su BMC Plant Biology, mette in discussione la consuetudine di descrivere le varietà come “ottimiste” o “pessimiste” di fronte allo stress idrico. Secondo questo modello, le viti ottimiste continuerebbero la fotosintesi e la produzione di zuccheri mentre il terreno si asciuga, mentre quelle pessimiste conserverebbero prima l’acqua chiudendo gli stomi, i pori fogliari che regolano la perdita d’acqua e l’assorbimento di anidride carbonica.1
Markus Keller, autore corrispondente e professore presso il Department of Viticulture and Enology della WSU, ha affermato che questo schema ha influenzato le scelte d’impianto nelle aree aride e il ricorso all’irrigazione deficitaria. Questa tecnica è ampiamente utilizzata nella produzione di uva da vino per limitare il consumo d’acqua e, nello stesso tempo, gestire la crescita della vite e la qualità dei frutti.1
Perché gli studi precedenti davano risultati differenti
Keller ha osservato che le ricerche precedenti avevano prodotto classificazioni contrastanti, talvolta persino per la stessa cultivar. I risultati potevano cambiare in funzione dell’annata, dell’intensità dello stress idrico, del portinnesto e dei metodi sperimentali. La sua ricerca è stata motivata in parte da un importante studio francese condotto decenni prima, nel quale però, ha precisato, le varietà erano state piantate in blocchi separati e gestite in modo parzialmente diverso.1
L’industria vinicola dello Stato di Washington ha contribuito a finanziare un vigneto sperimentale istituito nel 2010, consentendo alla WSU di studiare tutte le 30 cultivar nello stesso luogo. L’ultimo articolo segue due precedenti studi della WSU pubblicati su BMC Plant Biology: un’indagine del 2023 sulla possibilità di utilizzare il potenziale idrico fogliare come indicatore dell’umidità del suolo e un’analisi del 2025 sul rapporto tra potenziale idrico fogliare e umidità del terreno nelle stesse cultivar.1
Due anni di essiccamento controllato e ripristino dell’irrigazione
Charles Obiero, già ricercatore post-dottorato alla WSU e coautore dello studio, ha seguito le viti mentre la disponibilità d’acqua diminuiva durante la stagione vegetativa. I ricercatori hanno irrigato pienamente le piante, lasciato asciugare gradualmente il terreno, ripristinato l’irrigazione e poi imposto un secondo periodo di essiccamento.1
Nel corso di due anni, Obiero ha misurato lo stato idrico delle viti di notte, quando le piante erano a riposo, e durante il caldo di mezzogiorno, quando la domanda era maggiore. Ha inoltre registrato le risposte fisiologiche, compreso il comportamento degli stomi, e misurato l’acqua rimasta nel suolo. Il disegno sperimentale ha affiancato l’osservazione diretta della riserva idrica del terreno alle misure della risposta delle viti, a differenza degli esperimenti che valutavano il comportamento delle piante senza stabilire quanta acqua fosse disponibile nel suolo.1
La dimensione della chioma può creare differenze varietali apparenti
I ricercatori hanno concluso che il comportamento apparentemente ottimista o pessimista dipende in parte dal metodo utilizzato per misurare l’acqua nel terreno e dalla quantità che il suolo rende disponibile. Una volta considerati questi fattori, tutte le 30 cultivar hanno mostrato la stessa soglia critica per l’inizio dello stress idrico.1
Sebbene la soglia di stress fosse comune, la dimensione della chioma variava notevolmente tra cultivar sottoposte alla stessa irrigazione. Le chiome più grandi perdono più acqua attraverso evaporazione e traspirazione, facendo asciugare più rapidamente il terreno. Una cultivar può quindi raggiungere prima il punto di stress perché possiede una superficie fogliare maggiore, non perché la sua fisiologia di base di fronte alla siccità sia fondamentalmente diversa.1
Conseguenze per l’irrigazione dei vigneti
Secondo Obiero, le decisioni sull’irrigazione dovrebbero quindi attribuire un’importanza centrale al tipo di suolo e alla gestione della chioma. Un appezzamento con maggiore capacità di ritenzione idrica può ritardare lo stress più a lungo rispetto a uno con terreno grossolano, mentre una vite con una chioma ampia richiede più acqua di una vite più piccola nelle stesse condizioni meteorologiche. Conoscere sia la capacità di ritenzione idrica del suolo sia la soglia di stress delle viti potrebbe permettere ai viticoltori di programmare l’irrigazione con maggiore precisione.1
Per le aziende vinicole e il settore delle bevande nel suo complesso, un’irrigazione più precisa potrebbe ridurre il consumo d’acqua e i costi nelle aree dove le risorse sono limitate. I risultati invitano inoltre a riesaminare le decisioni che associano le cultivar ai siti esposti alla siccità soprattutto in base all’identità varietale, anziché alle misurazioni delle condizioni del terreno e della chioma.1
I possibili benefici restano subordinati alla conferma dei risultati in altri siti e in condizioni diverse. Se ciò avvenisse, i viticoltori esposti a temperature crescenti e scarsità d’acqua potrebbero fondare maggiormente le scelte di irrigazione deficitaria su condizioni di campo direttamente misurabili, continuando a bilanciare il risparmio idrico con la salute delle viti e la qualità dei frutti.1
Un possibile ruolo negli standard di sostenibilità di Washington
La WSU ha dichiarato che la ricerca potrebbe contribuire a Sustainable WA, il programma di certificazione dell’uva da vino dello Stato di Washington che comprende tutela ambientale, responsabilità sociale e sostenibilità economica. Una comprensione più chiara delle risposte delle viti alla diminuzione dell’acqua nel suolo potrebbe aiutare i produttori a irrigare con maggiore efficienza, mantenendo la produzione in un clima che cambia.1
Fonti
Scritto dalla redazione di Dionysus a partire dalle fonti qui sopra.


