Vini naturali in Friuli Venezia Giulia
Il vino naturale non ha una definizione di legge, quindi nessuno lo certifica come si certifica il biologico. Esiste invece il giudizio di chi lavora così: VinNatur seleziona i propri soci e analizza i loro vini, e le guide che seguono i vignaioli naturali scelgono le aziende che considerano tali. Chi è in questa pagina compare in una di quelle liste: è esattamente ciò che la pagina dice, niente di più.
11 di queste aziende non appartengono a nessuna di quelle realtà: sono qui per come coltivano e per come raccontano il proprio lavoro. Che cos’è il vino naturale ↓
Lavorano tutte Friuli Venezia Giulia.
Vini naturali in Friuli Venezia Giulia












Cantine naturali in Friuli Venezia Giulia
Che cos’è il vino naturale
Nessuna legge lo definisce. Per i vignaioli vino naturale significa uva coltivata senza concimi di sintesi, diserbanti o trattamenti sistemici, raccolta a mano, fermentata con i lieviti che arrivano con le bucce e imbottigliata facendole il meno possibile. La differenza da un vino convenzionale è soprattutto un elenco di cose non fatte: niente lieviti selezionati, niente enzimi, niente tannino aggiunto, niente correzione dell’acidità, niente concentrazione a osmosi inversa, niente coloranti, niente dolcificazione, poca o nessuna chiarifica e filtrazione. Le norme europee ammettono decine di prodotti e pratiche enologiche; una cantina naturale si definisce rinunciando quasi a tutte.
L’anidride solforosa è il punto in cui di solito si traccia la linea, perché è l’unico additivo che quasi tutti mantengono: impedisce al vino di ossidarsi e di rifermentare. La legge europea ammette fino a 150 mg per litro di solforosa totale in un rosso secco e 200 in un bianco secco; le regole del biologico tolgono 50 a entrambi. VinNatur, che fa controllare i soci secondo il proprio disciplinare, ammette 30 mg in un rosso e 50 in un bianco, rosato, spumante o dolce, e nessun altro additivo. Molti vignaioli non ne aggiungono affatto. È anche il motivo per cui queste bottiglie sopportano meno di altre uno scaffale caldo, e per cui vale la pena tenerle al fresco.
In vigna il lavoro è biologico nella sostanza, che ci sia o no un certificato: compost e sovesci al posto dei concimi solubili, rame e zolfo contro la peronospora invece dei fungicidi sistemici, terreno lavorato anziché diserbato. Il disciplinare VinNatur, per esempio, limita il rame a 3 kg per ettaro l’anno — più severo delle regole del biologico — e vieta del tutto i diserbanti.
Come sono state scelte queste aziende è la parte onesta. Il vino naturale non ha un certificato da verificare, e la maggior parte di chi lavora così non ne ha nessuno: qualche associazione garantisce per i propri soci, e VinNatur li fa ispezionare da organismi riconosciuti dal ministero dell’agricoltura, ma sono la minoranza. Tutti gli altri sono qui per quello che l’azienda dichiara di essere: la filosofia che pubblica, il modo in cui racconta la vigna e la cantina, la compagnia in cui si trova nelle guide del vino naturale. È un giudizio sulle intenzioni, non un’analisi di laboratorio. Oltre alle poche aziende ispezionate, dietro la bottiglia c’è l’onestà del vignaiolo.